rendimenti in stablecoin

Mentre Washington discute di regolamentazione, i rendimenti in stablecoin entrano al centro di uno scontro geopolitico tra interessi della finanza tradizionale e timori per la concorrenza cinese.

Il conflitto tra banche USA e industria crypto sui premi alle stablecoin

Da agosto, le grandi banche statunitensi, riunite nel Bank Policy Institute (BPI), spingono per vietare i premi riconosciuti sui token ancorati al dollaro. Nel mirino ci sono gli interessi corrisposti agli utenti che detengono queste monete digitali, considerati una minaccia per il modello di raccolta dei depositi tradizionali.

Secondo il BPI, infatti, tassi più elevati offerti da questi strumenti potrebbero innescare una fuga di capitali dai conti correnti, riducendo la base di depositi bancari. Questo, a catena, limiterebbe la capacità del sistema di erogare credito a famiglie e piccole imprese, con possibili effetti sull’economia reale.

Le banche chiedono quindi di modificare la legge sulle stablecoin, il GENIUS Act, o di inserire un divieto esplicito ai premi nelle trattative in corso sul disegno di legge relativo alla struttura del mercato crypto. L’obiettivo è bloccare alla radice la crescita di questi strumenti, evitando una concorrenza diretta sul fronte dei rendimenti.

La posizione dei sostenitori crypto: concorrenza e tassi oltre il 3%

Dall’altra parte, i sostenitori del settore digitale accusano gli istituti di credito di voler semplicemente arginare la concorrenza. Secondo loro, le monete ancorate al dollaro potrebbero offrire oltre il 3% in premi, contro meno dell’1% di interesse medio riconosciuto oggi dai conti tradizionali negli Stati Uniti.

Alcuni esponenti del settore sottolineano inoltre che questi strumenti sarebbero già più utilizzati all’estero che sul mercato domestico USA, e che per questo non rappresenterebbero una minaccia strutturale per i depositi interni. Tuttavia, il BPI respinge questa lettura e avverte il Congresso che ogni livello di adozione può produrre spostamenti di liquidità significativi.

In particolare, l’associazione bancaria avverte che, se l’utilizzo di questi asset dovesse diventare davvero esteso e trasformativo, la riduzione dei depositi bancari e del credito disponibile potrebbe amplificarsi nel tempo. Per il BPI, quindi, le conseguenze vanno considerate fin da subito, prima che la crescita del settore renda più complesso intervenire.

Dalla concorrenza regolamentare alla “sicurezza nazionale”

Il dibattito ha assunto un tono nuovo dopo le recenti mosse di Pechino. Un noto giurista vicino al comparto digitale ha sostenuto che il tema dei premi sulle stablecoin non riguarda più solo gli “incumbent in cerca di protezione regolatoria”, ma entra nel perimetro della sicurezza economica degli Stati Uniti.

Lo stesso esperto ha definito il GENIUS Act una vittoria decisiva per il predominio globale del dollaro, avvertendo che rimettere in discussione i premi significherebbe consegnare quel successo alla Cina. In questa lettura, la posta in gioco va oltre la competizione tra banche e operatori digitali, e tocca il ruolo della valuta statunitense nei pagamenti internazionali.

Altri osservatori del settore mettono in guardia il Senato: un errore nella gestione del dossier nella fase di negoziazione sulla riforma del mercato crypto potrebbe favorire in modo significativo operatori esteri, dalle monete ancorate a valute diverse al dollaro alle valute digitali di banca centrale.

La mossa cinese sullo yuan digitale e gli interessi sul saldo

Secondo un recente report di Bloomberg, le banche commerciali cinesi che gestiscono i wallet in yuan digitale (E-CNY) inizieranno a corrispondere interessi ai clienti in base all’ammontare detenuto. Il nuovo meccanismo dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio, con l’obiettivo dichiarato di accelerare l’adozione della valuta digitale di Pechino.

Questa novità crea un parallelismo diretto con la discussione in corso a Washington. Se gli Stati Uniti dovessero limitare i premi sulle monete ancorate al dollaro proprio mentre la Cina introduce remunerazioni sul proprio strumento digitale di Stato, il rischio, secondo i critici, sarebbe quello di concedere a Pechino un vantaggio competitivo nei pagamenti globali.

In questo contesto, la questione dei rendimenti legati alle monete digitali ancorate al dollaro viene presentata da molti rappresentanti dell’industria come una scelta strategica, non più solo come un dettaglio tecnico di regolamentazione finanziaria interna.

Mercato in crescita: dai 254 ai 307 miliardi dopo il GENIUS Act

Nonostante il pressing della lobby bancaria, il mercato complessivo delle monete digitali ancorate a valute fiat continua a espandersi. Dopo l’approvazione del GENIUS Act a luglio, il valore complessivo di questo segmento è salito da 254 miliardi a circa 307 miliardi di dollari, segnalando una domanda strutturale crescente.

Parallelamente, i prodotti più focalizzati sulla finanza decentralizzata stanno vivendo una dinamica simile. Nella sola DeFi, strumenti a interesse come sUSDS di Maple e BUIDL di BlackRock sono passati da circa 6 miliardi a oltre 12 miliardi di dollari nel 2025, raddoppiando la loro dimensione e mettendo in evidenza l’appetito del mercato per soluzioni che coniugano stabilità di prezzo e rendimento.

Nel frattempo, attori istituzionali del settore digitale come Coinbase e PayPal già riconoscono premi sui saldi detenuti rispettivamente in USDC e PYUSD. Questa pratica, oggi offerta da alcuni dei marchi più noti al pubblico, rende ancora più importante per il legislatore definire regole chiare e coerenti.

Gli Stati Uniti tra difesa del dollaro e pressione delle lobby

Nel cuore del dibattito resta la domanda se i rendimenti in stablecoin debbano essere considerati un rischio per il sistema bancario o un tassello necessario per mantenere competitivo l’ecosistema digitale in dollari rispetto alle iniziative di altre potenze.

Da un lato, le banche commerciali continuano a definire la crescita dell’adozione di questi strumenti come una minaccia diretta ai depositi tradizionali e alla capacità di erogazione del credito. Dall’altro, una parte crescente dell’industria digitale e alcuni esperti legali chiedono di difendere i premi per non compromettere la posizione del dollaro nei sistemi di pagamento globali.

Nel complesso, la discussione su premi, incentivi e rendimento legato alle monete digitali ancorate al dollaro si intreccia sempre più con dinamiche di politica estera e di concorrenza tecnologica. La decisione del Congresso su questo punto potrebbe segnare il passo della competizione tra Stati Uniti e Cina nel campo dei pagamenti digitali per gli anni a venire.