Clarity Act

Ieri il disegno di legge statunitense sulle criptovalute, conosciuto come Clarity Act, è stato bocciato al Senato.

Questa bocciatura in teoria potrebbe anche decretarne la fine definitiva, ma in realtà c’è qualche possibilità che possa essere resuscitato. 

Il problema non sono solo le tempistiche, ma anche la maggioranza che lo appoggia. 

Problema 1: le tempistiche

Quello di ieri era l’ultimo slot realisticamente possibile per approvare il testo definitivo prima delle elezioni di mid-term.

Ora infatti le probabilità che possa essere approvato entro fine anno sono letteralmente crollate

Il 3 novembre, ovvero tra poco più di un mese e mezzo, ci saranno le elezioni di mid-term che rinnoveranno sia il Senato che la Camera statunitensi. Questo blocca di fatto la possibilità che il Senato stesso possa tornare a discutere di questa proposta di legge prima dell’insediamento dei nuovi eletti, previsto per gennaio.

Quindi ormai è quasi certo che il Clarity Act non venga approvato da qui a fine anno

Problema 2: la maggioranza

Attualmente i repubblicani di Trump hanno la maggioranza sia alla Camera che al Senato, ma con le elezioni di mid-term le cose potrebbero cambiare. 

Anzi, su Polymarket vengono date addirittura al 60% le probabilità che con le elezioni di mid-term i democratici si riprendano entrambe le camere

Il Clarity Act è di fatto una legge voluta dai repubblicani di Trump, tanto che ieri la stessa promotrice di questo disegno di legge, la senatrice Cynthia Lummis, aveva esplicitamente dichiarato che era un “ora o mai più”.

Infatti dato che i democratici potrebbero strappare ai repubblicani sia la maggioranza alla Camera che quella al Senato, con le elezioni di novembre, sembra molto probabile che quel disegno di legge voluto proprio dai repubblicani finisca nel dimenticatoio

È la fine?

Ieri il nuovo testo del disegno di legge è stato bocciato. A questo punto sembra che solo un nuovo testo possa sbloccarne l’iter di approvazione. 

Il fatto è che ieri hanno votato contro in blocco tutti i democratici, con addirittura quattro repubblicani contrari (Collins, Hawley, Moran e Tillis). 

In teoria comunque una votazione sul testo è ancora rimasta in calendario, quindi teoricamente il disegno di legge esiste ancora e potrebbe ancora essere approvato.

Però con tutti i democratici contro pare impossibile che possa essere approvato entro la fine dell’anno. Tutto si sposta quindi al 2027 con la nuova maggioranza

Tecnicamente il progetto di legge ora risulta ancora solo congelato, e non cancellato. Ed in questo momento nessuno può sapere quale atteggiamento avranno le due camere rinnovate il prossimo anno nei suoi confronti. 

La resurrezione

Se quindi da un lato pare molto probabile che questo specifico disegno di legge ormai sia morto, dall’altro esiste però la possibilità che il prossimo anno possa venire in qualche modo resuscitato. 

Infatti i democratici potrebbero riprendere in mano il testo, modificarlo, e richiedere un nuovo voto. Oppure potrebbero iniziare un nuovo iter di approvazione per un nuovo progetto di legge simile. 

Oppure potrebbero anche stravincere i repubblicani alle elezioni di mid-term, sebbene tale ipotesi al momento sembra estremamente improbabile. 

Il problema quindi è che attualmente sembra anche molto improbabile che il prossimo anno possa essere rimesso ai voti lo stesso testo su cui si sono espressi ieri. 

A questo punto però ogni ragionamento deve terminare qui, perchè dato che è impossibile immaginare quali modifiche potrebbero essere state fatte, c’è persino il rischio che un’eventuale legge sulle criptovalute del 2027 sia completamente diversa da quella proposta quest’anno.

La situazione quindi è molto incerta, ma vi è la quasi certezza che il Clarity Act che conosciamo non venga approvato. Infatti ieri il prezzo di Bitcoin è sceso, sebbene non sia crollato. 

Resta però curioso che la UE abbia una legge crypto dal 2023, e la Svizzera addirittura dal 2021, mentre gli USA non riescono a produrne una completa. Il prossimo anno probabilmente sapremo se ce la faranno oppure no.