frodi sulle royalty da streaming

Il musicista del North Carolina Michael Smith è stato condannato a 18 mesi di carcere federale per una frode sulle royalty da streaming da oltre 10 milioni di dollari.

Lo schema usava musica generata dall’intelligenza artificiale e bot di ascolto automatici su Spotify, Apple Music, Amazon Music e YouTube Music.

Punti chiave

  • Gli stream gonfiati artificialmente risalgono al periodo 2017-2024.
  • Al picco l’operazione contava più di 1.000 account bot.
  • Oltre al carcere, Smith deve versare 8.091.843,64 dollari di confisca.
  • Dovrà inoltre scontare due anni di libertà vigilata.

Carcere e confisca nel caso delle frodi sulle royalty da streaming

Smith dovrà scontare 18 mesi di carcere federale, pagare una confisca da 8.091.843,64 dollari e restare due anni in libertà vigilata. Le royalty incassate in modo fraudolento sulle quattro piattaforme hanno superato i 10 milioni di dollari.

L’uomo, 54 anni, si era dichiarato colpevole a marzo, dopo l’incriminazione di settembre 2024, secondo BleepingComputer. Gli atti giudiziari parlano di centinaia di migliaia di brani generati dall’AI, riprodotti miliardi di volte da bot e non da ascoltatori in carne e ossa.

Il caso riguarda gli ascolti gonfiati dal 2017 al 2024. Secondo i documenti del tribunale, Smith acquistava le canzoni generate dall’AI da un complice e le caricava con l’aiuto del CEO di un’azienda di musica AI e di un promotore musicale.

Come canzoni generate dall’AI e bot hanno alimentato lo schema

Il meccanismo univa un enorme catalogo di brani creati dall’AI a bot che li riproducevano di continuo. Al culmine dell’attività, Smith controllava più di 1.000 account bot per fabbricare ascolti.

Account cloud e ricavi giornalieri

Il 20 ottobre 2017 Smith si inviò un’email che riassumeva i conti dell’operazione. Descriveva 52 account di servizi cloud, con 20 account bot collegati a ciascuno.

Per Smith ogni bot poteva riprodurre circa 636 canzoni al giorno, per circa 661.440 stream quotidiani. Con un compenso medio di mezzo centesimo a stream, i suoi calcoli indicavano 3.307,20 dollari al giorno, 99.216 dollari al mese e oltre 1,2 milioni di dollari all’anno.

VPN e catalogo più ampio per eludere i controlli

I bot si collegavano tramite reti private virtuali (VPN) per aggirare i sistemi antifrode delle piattaforme. Smith cercava anche più brani, in modo da distribuire gli ascolti artificiali su un catalogo più vasto.

In un’email ai complici del 4 ottobre 2018 scrisse che servivano «un sacco di contenuti con pochi stream ciascuno». Collegava questa strategia al rischio di incorrere nelle politiche antifrode dei servizi di streaming.

Royalty sottratte e il confronto del Dipartimento di Giustizia

Secondo il procuratore federale Jamie McDonald, Smith ha sottratto milioni di dollari in royalty ad artisti veri e ai loro fan. Ha descritto un sistema in cui i bot prendevano il posto dei consumatori e i brani falsi quello del lavoro creativo.

Per dare la misura del fenomeno, il Dipartimento di Giustizia ha usato gli stream dei piani famiglia di YouTube Music di aprile 2023. In quel mese l’intero catalogo di Taylor Swift ne aveva ricevuti 9,3 milioni, contro gli 80,9 milioni di riproduzioni fraudolente della musica AI di Smith, generate da account bot con piani famiglia.

In un’email ai complici del febbraio 2024, Smith sostenne che i brani avevano prodotto «oltre 4 miliardi di stream e 12 milioni di dollari di royalty dal 2019». Si trattava però di una sua vanteria, distinta dall’accertamento secondo cui ha incassato in modo fraudolento più di 10 milioni di dollari.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.