Il prezzo dell’oro registra una nuova fase di debolezza stabilizzandosi sotto i 4.200 dollari l’oncia, ai minimi degli ultimi due mesi e in calo di oltre il 23% rispetto ai massimi storici di gennaio 2026.
La pressione al ribasso è guidata principalmente dal rafforzamento del dollaro statunitense e dai rendimenti elevati dei Treasury, che stanno eclissando la solida domanda strutturale delle banche centrali.
La fotografia del mercato: quotazioni attive e ritracciamento dal picco del 2026

Tra dicembre 2025 e gennaio 2026 sul prezzo dell’oro si è gonfiata una vera e propria mini-bolla speculativa, con una salita molto rapida da 4.600$ a quasi 5.600$ l’oncia.
Dopo un primo breve cedimento, ed un tentativo fallito ad inizio marzo di far registrare un doppio massimo, a partire dalla seconda metà di marzo la mini-bolla è scoppiata, tanto che nell’arco di poco più di una settimana era tornato addirittura sotto i 4.100$.
A partire da inizio agosto però ha tentato di dare il via ad un nuovo rally, con un ritorno prima sopra i 4.100$ l’oncia e poi anche sopra i 4.600$, ma a fine agosto è iniziata una nuova correzione che ha messo fine a questo tentativo di rimbalzo.
Il problema è che tale correzione sembra ancora in corso, nonostante il leggerissimo rimbalzino di oggi.
Performance mensile e da inizio anno: i numeri della correzione
Se il mese di gennaio si era chiuso con una straordinaria performance mensile di +13%, decisamente anomala per l’oro, già a febbraio l’ascesa aveva frenato con una performance mensile dell’8%.
Il problema è che a marzo c’è stato un crollo dell’11,5%, seguito da altri tre mesi di crollo, tra cui giugno con quasi -12%.
In altre parole da agosto a febbraio, in sette mesi, la crescita era stata del 61%, un risultato più unico che raro per il prezzo dell’oro. Tuttavia da marzo a giugno il calo è stato del 24%, e sebbene ad agosto ha fatto segnare un +10%, a settembre ha poi perso il 6,5%.
Per ora il mese di ottobre è quasi piatto, ma la correzione iniziata a fine agosto sembra non essere ancora conclusa.
Driver Macroeconomici: perché il Dollaro e i Treasury pesano sull’Oro
Il fatto è che il dollaro si è rafforzato significativamente nelle ultime settimane, e l’aumento dei rendimenti dei Treasury ha fatto il resto, drenando liquidità dal mercato dell’oro.
Non va dimenticato che i bond governativi USA a 10 anni ora rendono più del 5,2% annuo, mentre solamente al 25 di agosto erano poco superiori al 4,6%.
Non va dimenticato che i bond governativi USA a 10 anni ora rendono più del 5,2% annuo, mentre solamente al 25 di agosto erano poco superiori al 4,6%.
Anzi, la correzione del prezzo dell’oro è iniziata non a caso proprio il 26 agosto, ovvero quando il rendimento dei Treasury ha iniziato a salire.
Inoltre il Dollar Index ha poi iniziato a salire a partire dal 10 settembre, finendo per ridurre ulteriormente la liquidità a disposizione sul mercato dell’oro.
A tutto ciò va aggiunto che i dati sul mercato del lavoro statunitense di settembre si sono rivelati più deboli del previsto, anche se questo significa al tempo stesso che sono crollate le probabilità che la Fed alzi i tassi anche a fine ottobre.
Rendimenti USA ai massimi e costo-opportunità di detenzione
Con i rendimenti dei bond governativi USA ai massimi dal 2002, il loro costo-opportunità si è fatto molto interessante. Inoltre con l’oro che ha perso più del 10% nelle ultime settimane, l’interesse per il metallo prezioso sui mercati finanziari è scemato.
Oltretutto sebbene a fine ottobre la Fed molto probabilmente non alzerà ulteriormente i tassi, è assolutamente possibile che lo faccia a dicembre, con una possibile ulteriore risalita del rendimento dei Treasury.
Domanda strutturale vs. Pressione di breve termine
Occorre però sottolineare che la domanda strutturale di oro non è affatto sparita.
Nel solo secondo trimestre 2026 le banche centrali hanno comprato 289 tonnellate nette (+62% sullo stesso trimestre 2025), e diversi analisti vedono l’attuale correzione soprattutto come conseguenza dello scenario macro, più che come crollo della domanda ufficiale di oro.
Infatti sul lungo periodo restano costruttivi, anche perché il rischio geopolitico in Medio Oriente potrebbe fungere ancora da catalizzatore, sebbene al momento non stia sostenendo il prezzo.
Prospettive di Breve/Lungo Periodo
Va ricordato che il grande rally dell’oro, cominciato a marzo 2024 e terminato con il picco di fine gennaio 2026, iniziò con lo sfondamento del muro dei 2.100$ l’oncia.
Da allora sono passati due anni e mezzo, e nel frattempo il dollaro ha perso almeno il 10% del suo potere di acquisto, ma al momento attuale si fa molta fatica non solo ad immaginare un ritorno del prezzo dell’oro a quelle cifre, ma anche sotto i 3.000$.
Tuttavia il primo vero e proprio punto fermo solido sembra essere posizionato poco sopra i 3.400$, ovvero ben distante dagli attuali 4.170$.
A dire il vero attorno ai 4.000$ c’è una soglia psicologica che nel corso dei mesi scorsi ha fatto da supporto, ma in teoria potrebbe anche non bastare per fermare la correzione in atto.
Purtroppo sotto i 4.000$ sembra esserci un piccolo abisso, proprio perché tra agosto ed ottobre dello scorso anno, quando salì da 3.400$ a 4.000$, lo fece troppo velocemente accumulando troppe inefficienze. Una parte di queste inefficienze potrebbe essere destinata ad essere chiusa, pertanto non è affatto possibile immaginare un calo sotto i 4.000$ l’oncia a breve o medio-breve termine.
Allo stesso tempo però il trend di lungo termine potrebbe non essere stato intaccato, dato che la bolla speculativa per ora è stata solo mini. Va però precisato che attualmente sopra i 3.700$ l’oncia il prezzo dell’oro risulta ancora essere sovrastimato rispetto al trend di lungo periodo.
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