tassa sui gigabyte in Francia

La tassa sui gigabyte in Francia ha superato venerdì il voto dell’Assemblea nazionale, per 11 voti a 10: 0,055 euro per gigabyte entrano così nel testo del bilancio 2027 in prima lettura.

Punti chiave

  • L’emendamento colpisce chi fornisce i dati, non direttamente gli abbonati a internet.
  • Gli operatori telefonici comunicherebbero ogni trimestre i volumi di traffico, sotto la supervisione di Arcep.
  • Sono previsti tetti legati al fatturato, e la misurazione non entrerebbe nei contenuti.
  • Il governo era contrario: ora la parola passa al Senato.

L’emendamento porta la firma dei socialisti e riguarda le aziende che consegnano dati agli utenti internet francesi. VideoLAN, l’organizzazione senza scopo di lucro che sta dietro a VLC, stima che pagherebbe oltre 1 milione di euro l’anno.

Tassa sui gigabyte in Francia: chi dovrebbe pagare

A pagare sarebbero i «produttori» di dati, cioè i fornitori di contenuti e servizi come Google, Meta, Amazon, Netflix e Akamai. Gli autori dell’emendamento, guidati dal deputato Laurent Lhardit, si aspettano un gettito di 10 miliardi di euro l’anno.

Il calcolo parte da una stima di Arcep: i fornitori di internet francesi consegnano ai clienti circa 200 miliardi di gigabyte l’anno. Metà di quel traffico, secondo l’emendamento, è attribuibile alle cinque aziende citate.

Il prelievo sarebbe limitato al 15% del fatturato francese del mittente o al 2% del fatturato globale. Il testo precisa che si misurerebbero solo le quantità di dati, senza accedere ai contenuti consegnati.

I sostenitori partono da un’idea semplice: le aziende possono registrare i profitti all’estero, ma i dati consegnati alle famiglie francesi restano legati alla Francia. Tassare il traffico servirebbe quindi a contrastare lo spostamento dei profitti.

Il gettito andrebbe al bilancio dello Stato e non agli operatori di rete. Per questo la proposta si distingue dal dibattito europeo sul «fair share», cioè sui pagamenti per le infrastrutture di rete.

Gli operatori telecom conterebbero il traffico, senza guardare i contenuti

La misurazione toccherebbe a Orange, SFR, Bouygues Telecom e Free. Ciascuno calcolerebbe quanti dati arrivano ai propri clienti e chi li ha inviati.

I numeri, anonimi e aggregati, finirebbero ogni trimestre all’amministrazione fiscale, con la supervisione di Arcep. Per il traffico che passa da una rete di distribuzione dei contenuti (CDN), che custodisce i contenuti più vicino agli utenti, si conterebbe il totale dei dati in uscita da quella rete.

L’emendamento sostiene che la tecnologia per misurare esiste già e che gli specialisti del settore hanno contribuito a mettere a punto il metodo.

Il conto per VideoLAN e i calcoli sui download

Secondo la stima di VideoLAN, la tassa francese sui gigabyte costerebbe all’organizzazione più di 1 milione di euro l’anno. In un post su X, l’organizzazione ha criticato i parlamentari per aver approvato una tassa che, a suo dire, non capiscono.

I download di videogiochi mostrano le dimensioni del prelievo. Le statistiche di Steam indicano 62,7 petabyte consegnati agli utenti francesi in sette giorni.

Applicando l’aliquota proposta, si arriva a circa 3,4 milioni di euro per quella settimana, ovvero circa 180 milioni di euro l’anno, prima dei tetti sul fatturato.

Con la stessa aliquota, il download di un gioco da 200 gigabyte genererebbe 11 euro di imposta. Il consumo medio di rete fissa indicato da Arcep, circa 267 gigabyte al mese, corrisponderebbe in teoria a quasi 15 euro mensili. Sono calcoli sul prelievo proposto, non addebiti diretti agli abbonati.

Governo contrario, ora la palla passa al Senato

Il governo si era opposto all’emendamento, e la commissione Finanze lo aveva respinto all’inizio di ottobre. Il voto di venerdì lo ha comunque inserito nel testo del bilancio in prima lettura.

Secondo il ministro del Bilancio David Amiel, i fornitori di contenuti più piccoli, molti dei quali francesi, sopporterebbero metà dell’onere fiscale. Gli autori rispondono che tassare il traffico serve a far contribuire i colossi tecnologici in base all’attività svolta per le famiglie francesi, non a seconda di dove dichiarano i profitti.

La tappa successiva è il Senato, dove i Repubblicani, di area conservatrice, hanno la maggioranza. Intanto la presidente dell’Assemblea nazionale, Yaël Braun-Pivet, ha sollecitato il primo ministro Sébastien Lecornu a ricorrere all’articolo 49.3 per far passare il bilancio senza voto.

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