La causa di DWF Labs contro BitGo, da 141 milioni di dollari, riguarda token FF ed ESPORTS che la società di custodia crypto avrebbe venduto prima della fine del lock-up.
Punti chiave
- DWF Maas e Falcon Digital hanno avviato il procedimento all’High Court di Londra.
- Per DWF, i token sono arrivati sugli exchange circa due mesi prima del primo sblocco.
- Le controllate chiedono 114 milioni di dollari per perdite dirette.
Secondo CoinDesk, le due controllate di investimento del market maker DWF Labs avevano accettato di cedere i token a BitGo con uno sconto. La condizione era un lock-up di tre mesi.
DWF Maas ha sede nelle Isole Vergini Britanniche, mentre Falcon Digital è basata a Panama. Il ricorso a Londra è partito da entrambe.
Cosa contesta la causa di DWF Labs contro BitGo
Le due società accusano BitGo di aver violato i contratti vendendo i token FF di Falcon Finance e gli ESPORTS prima della scadenza delle restrizioni concordate. Si tratta di una contestazione sulla vendita anticipata dei token.
Il ragionamento delle controllate è lineare: lo sconto era legato al fatto che quegli asset restassero bloccati. Senza il blocco, sostengono, l’accordo non avrebbe avuto la stessa base.
DWF afferma che i token sono passati agli exchange circa due mesi prima del primo sblocco. Il dato arriva da un articolo del Financial Times richiamato nella ricostruzione di CoinDesk.
Il gruppo dice anche di aver sollevato la questione con BitGo in aprile e maggio. Non avendo ricevuto alcun impegno, ha scelto la via giudiziaria.
I prezzi in calo dietro la richiesta di danni
DWF chiede 114 milioni di dollari di risarcimento, sostenendo che le vendite di BitGo abbiano provocato perdite dirette facendo scendere i prezzi di entrambi i token. Nella ricostruzione, i 141 milioni della causa e i 114 milioni di danni sono due cifre distinte.
I numeri riportati mostrano l’andamento. FF valeva 8 centesimi all’inizio di marzo, quando è partito il lock-up, ed era intorno a 7 centesimi a fine aprile.
Il calo più marcato riguarda ESPORTS: da circa 28 centesimi a metà marzo a soli 7 centesimi all’inizio di giugno. Le controllate collegano queste flessioni alle presunte vendite premature.
Sul nesso tra cessioni anticipate e calo dei prezzi poggia la richiesta di danni.
Gli investimenti di DWF e l’attenzione di Washington
Il nome di DWF era già comparso in un dossier politico negli Stati Uniti. Tra i suoi investimenti passati c’è l’acquisto da 25 milioni di dollari di WLFI nel 2025, il token nativo di World Liberty Financial, iniziativa crypto sostenuta dal presidente Donald Trump e dalla sua famiglia.
Secondo la ricostruzione, quell’operazione ha allarmato alcuni parlamentari di Washington per i presunti legami tra il fondatore di DWF, Andrei Grachev, e la Russia.
Dal 2018 al 2019 Grachev ha guidato la divisione russa di Huobi. L’articolo ricorda che Huobi è stata sanzionata in diverse giurisdizioni per aver aiutato la Russia ad aggirare le sanzioni occidentali.
Le richieste di commento sulla causa inviate a DWF e a BitGo non hanno ricevuto risposta immediata.
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