Nell’ultima lettera annuale agli azionisti, Jamie Dimon riconosce che JPMorgan e la blockchain sono ormai al centro di una crescente competizione con il settore crypto.
Dimon apre al nuovo scenario competitivo
Il CEO di JPMorgan Jamie Dimon, da anni tra i più noti scettici delle criptovalute, ha cambiato toni. Nel 2017 aveva minacciato di licenziare qualsiasi trader della banca che avesse negoziato Bitcoin, definendo la criptovaluta un “fraud” e una “pet rock”.
Negli ultimi mesi, però, la posizione si è evoluta. Nella lettera agli azionisti pubblicata lunedì, Dimon ha scritto che «una nuova serie di concorrenti sta emergendo sulla base della blockchain, inclusi stablecoin, smart contract e altre forme di tokenizzazione».
Secondo Dimon, questi nuovi attori rappresentano una minaccia diretta al business bancario tradizionale. Inoltre ha aggiunto che la banca deve alzare il livello per difendere le proprie quote di mercato.
“Dobbiamo lanciare la nostra tecnologia blockchain”
Nel documento, il numero uno di JPMorgan ha affermato che «dobbiamo lanciare la nostra tecnologia blockchain». La frase sintetizza la strategia del gruppo: non respingere il fenomeno, ma competere sullo stesso terreno.
In realtà, la banca lavora da anni su soluzioni proprietarie. Nel 2019 ha lanciato JPM Coin, basata su una blockchain permissioned interna, per ottimizzare pagamenti e regolamenti interbancari.
Inoltre, la divisione Kinexys sta ampliando il raggio d’azione verso tokenizzazione e pagamenti digitali avanzati. Si tratta di servizi pensati per clientela corporate e istituzionale, in concorrenza con le principali aziende crypto.
Esplorazione di blockchain pubbliche
JPMorgan non si limita alle reti chiuse. I co-CEO della divisione Commercial and Investment Banking hanno recentemente ricordato il coinvolgimento della banca nell’emissione di commercial paper statunitense del 2025 su Solana per Galaxy Digital Holdings.
Questa operazione mostra l’apertura anche verso blockchain permissionless, accanto alle iniziative interne. Tuttavia, il gruppo continua a privilegiare soluzioni che garantiscano controllo, compliance e integrazione con il sistema finanziario esistente.
Nel complesso, JPMorgan sembra voler presidiare sia l’infrastruttura proprietaria sia sperimentare su reti pubbliche, per non lasciare spazi competitivi inesplorati.
Dal rifiuto alle stablecoin: un cambio di rotta
Il cambio di tono di Dimon è diventato evidente nel 2024. A luglio si è definito «believer in stablecoins», riconoscendo il potenziale di queste criptovalute ancorate a valute fiat come strumento di pagamento.
Inoltre, durante il Fortune Most Powerful Women Summit di ottobre, ha ribadito che «la blockchain è reale» e ha previsto che sostituirà parti dell’attuale sistema finanziario. Le ultime dichiarazioni segnano un ulteriore passo, perché il settore crypto viene ora esplicitamente qualificato come concorrente diretto di JPMorgan.
Detto ciò, Dimon continua a distinguere nettamente tra speculazione sulle criptovalute e uso industriale della tecnologia blockchain, con una preferenza evidente per il secondo ambito.
JPMorgan e la blockchain nel contesto normativo USA
Le nuove prese di posizione arrivano mentre la banca è impegnata in un intenso confronto regolamentare a Washington. Al centro del dibattito c’è il disegno di legge noto come CLARITY Act, che punta a definire un quadro normativo organico per il settore.
La proposta mira a chiarire le competenze dei diversi regolatori finanziari statunitensi e i criteri di registrazione per le imprese crypto. Inoltre i sostenitori sostengono che regole chiare possano proteggere i consumatori e superare l’approccio di “regulation by enforcement” che, finora, avrebbe frenato l’innovazione negli Stati Uniti.
CLARITY ha superato la Camera ma si è arenato in Senato all’inizio del 2025, soprattutto per le norme volte a rendere più difficile per gli emittenti di stablecoin offrire premi ai detentori.
Stablecoin, rendimento e timori sulle basi di deposito
Un ruolo chiave è svolto dal GENIUS Act, il quadro normativo sulle stablecoin approvato nel 2025. La legge vieta agli emittenti di pagare rendimento diretto ai detentori, ma lascia margini operativi ad altri soggetti.
Piattaforme come Coinbase possono custodire stablecoin per conto degli emittenti e trasferire ai clienti i rendimenti maturati sulle riserve. Tuttavia, gli istituti bancari hanno chiesto al Congresso di chiudere questo “loophole” normativo.
Secondo il settore bancario, stablecoin che offrono rendimento potrebbero diventare un sostituto potenziale dei depositi tradizionali, riducendo in modo significativo la base di raccolta di molte banche.
Lo scontro politico e industriale sulle regole
Il CEO di Coinbase Brian Armstrong si è schierato contro una bozza di CLARITY a gennaio. A suo avviso, vietare i premi sulle stablecoin equivarrebbe a permettere alle banche di «bandire la concorrenza».
Coinbase genera una parte rilevante dei propri ricavi dagli interessi su USDC, e un divieto sui rendimenti inciderebbe direttamente sul conto economico. In questo clima teso, Dimon avrebbe affrontato Armstrong al World Economic Forum di Davos, accusandolo in termini coloriti di non dire la verità.
Detto ciò, in un’intervista a Fox Business del 1° aprile, il Chief Legal Officer di Coinbase Paul Grewal ha dichiarato che banche e società di stablecoin sarebbero «molto vicine a un accordo».
Crypto sempre più simili alle banche
Il quadro regolamentare sta evolvendo anche sul fronte delle autorizzazioni. Con un’amministrazione Trump più favorevole alle crypto, diverse aziende del settore hanno mostrato disponibilità ad assumere caratteristiche più bancarie.
Un numero crescente di imprese ha ottenuto dall’Office of the Comptroller of the Currency un’approvazione condizionata per una national trust banking charter. Queste licenze, pur limitate, consentono di svolgere attività come la custodia di asset digitali per conto dei clienti.
Nel complesso, il confine tra mondo bancario tradizionale e operatori crypto si sta assottigliando, mentre la competizione per depositi e servizi di pagamento diventa più diretta.
JPMorgan rafforza le proprie attività su blockchain
La crescente forza dei concorrenti ha spinto JPMorgan a potenziare i propri servizi legati agli asset digitali. In un report per gli investitori, pubblicato lunedì, i co-CEO della divisione Commercial and Investment Banking hanno fornito alcuni numeri chiave.
Secondo il documento, le transazioni sui prodotti basati su blockchain del gruppo sono cresciute di 30 volte dal 2023. Inoltre, questa espansione conferma che l’adozione interna della tecnologia non è più sperimentale, ma risponde a una domanda reale di clientela corporate.
In conclusione, la banca guidata da Dimon non solo riconosce la concorrenza delle aziende crypto, ma accelera sulla tecnologia per presidiare il nuovo spazio competitivo.