Lunedì 12 ottobre 2026 è una giornata di mobilitazione nazionale per i lavoratori dell’ex Ilva. I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato uno sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti del gruppo, coinvolgendo anche i lavoratori dell’indotto. La protesta arriva dopo l’ultimo incontro a Palazzo Chigi, durante il quale non sarebbero emerse, secondo le organizzazioni sindacali, prospettive concrete per il rilancio produttivo e la salvaguardia dell’occupazione.

Sciopero ex Ilva: perché i lavoratori protestano oggi

La mobilitazione è stata annunciata dopo il confronto dell’8 ottobre tra Governo e rappresentanti sindacali.

Al centro della protesta c’è la preoccupazione per il futuro degli stabilimenti e per il possibile ricorso esteso alla cassa integrazione.

Secondo Fim, Fiom e Uilm, il confronto istituzionale si sarebbe concentrato principalmente sugli ammortizzatori sociali, senza affrontare adeguatamente la ripresa delle attività produttive.

I sindacati chiedono un piano industriale credibile, capace di garantire occupazione, continuità produttiva e risanamento ambientale.

Lo sciopero riguarda tutti i turni di lavoro e interessa i diversi siti del gruppo presenti sul territorio nazionale.

Ex Ilva di Taranto: cosa sta succedendo agli impianti

La situazione più delicata riguarda lo stabilimento siderurgico di Taranto, dove Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha annunciato la sospensione delle attività produttive dell’area a caldo a partire dal 9 ottobre.

Gli impianti vengono mantenuti temporaneamente in modalità di riscaldo, in attesa degli sviluppi giudiziari.

La decisione arriva dopo un provvedimento della Corte d’Appello di Milano relativo alla prosecuzione delle attività dell’area a caldo.

In assenza di una pronuncia favorevole della Cassazione, è previsto l’avvio dello spegnimento definitivo degli impianti entro il 25 ottobre.

L’eventuale fermata definitiva rappresenterebbe un passaggio particolarmente importante per il futuro produttivo dello stabilimento, con conseguenze anche per le aziende collegate alla filiera siderurgica.

Mobilitazioni a Genova e Taranto: coinvolti tutti gli stabilimenti

La protesta non riguarda soltanto Taranto.

Anche i lavoratori degli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e degli altri siti del gruppo partecipano allo sciopero nazionale.

A Genova è stato organizzato un corteo, mentre a Taranto i lavoratori si sono radunati davanti alle portinerie dello stabilimento, con presidi e blocchi.

Le preoccupazioni riguardano anche la prospettiva di una fermata generale delle attività a Genova e Novi Ligure entro il 15 novembre.

Il rischio è che l’interruzione della produzione possa determinare un ulteriore aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali.

Cassa integrazione e posti di lavoro: le richieste dei sindacati

La tutela dell’occupazione rappresenta uno dei punti principali della vertenza ex Ilva.

Nel documento presentato al Governo il 31 luglio 2026, le organizzazioni sindacali avevano richiesto un piano straordinario per la messa in sicurezza e il rilancio del gruppo.

Tra le principali richieste figurano:

  • Un piano industriale nazionale per garantire il futuro degli stabilimenti.
  • La salvaguardia dei posti di lavoro, compresi quelli dell’indotto.
  • Investimenti nella decarbonizzazione e nella sostenibilità ambientale.
  • Misure di sostegno al reddito durante la fase di transizione.
  • Percorsi di riqualificazione professionale per i lavoratori coinvolti.

Secondo i sindacati, gli ammortizzatori sociali non possono rappresentare l’unica risposta alla crisi.

Quale futuro per l’ex Ilva dopo lo sciopero?

La mobilitazione del 12 ottobre rappresenta un nuovo momento di confronto nella lunga vertenza che coinvolge il principale polo siderurgico italiano.

Da una parte emerge la necessità di affrontare le criticità produttive e ambientali degli stabilimenti; dall’altra resta centrale la tutela dei lavoratori e delle economie locali.

Il Governo ha prospettato interventi per sostenere l’occupazione, mentre le organizzazioni sindacali continuano a chiedere garanzie sul futuro industriale.

Lo sciopero di oggi potrebbe non essere l’ultima iniziativa di protesta. Fim, Fiom e Uilm hanno infatti dichiarato di non escludere ulteriori mobilitazioni nei prossimi giorni.

Il futuro dell’ex Ilva dipenderà dalle decisioni industriali, dagli sviluppi giudiziari e dalle misure che verranno adottate per conciliare produzione, occupazione e tutela ambientale.

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