Di recente, secondo Bloomberg, BlackRock sta esaminando la tokenizzazione su blockchain di alcuni ETF legati ad asset reali. Questo passo, se confermato, potrebbe accelerare il settlement, aumentare la liquidità e spingere la finanza tradizionale verso un’operatività continuativa. L’indicazione – giunta da fonti anonime – descrive una fase esplorativa, mentre il gigante degli asset, che gestisce oltre 10 trilioni di dollari di AUM (dato aggiornato al 2025), guarda a nuove frontiere digitali. In questo contesto, l’attenzione resta puntata sulle ricadute operative e sui possibili tempi di adozione, ancora oggetto di valutazione interna. BlackRock ha già condotto esperimenti sul tema con il lancio del fondo tokenizzato BUIDL nel 2024.
Secondo i dati raccolti da analisti di mercato fino a settembre 2025, l’interesse istituzionale per soluzioni di tokenizzazione è cresciuto in modo significativo rispetto al triennio 2021–2023. Operatori di custodia e gestori interpellati dagli osservatori del settore segnalano che la fase di integrazione tecnica richiede tipicamente test congiunti su clearing, KYC/AML e reporting, con timeline di validazione spesso superiori a 12 mesi.
Cosa è successo
Fonti citate da Bloomberg riferiscono che BlackRock, il più grande gestore al mondo con sede a New York, sta valutando la possibilità di emettere ETF tokenizzati su blockchain, concentrandosi su fondi che replicano azioni e altre attività finanziarie tradizionali. L’articolo, firmato da Olga Kharif, è stato pubblicato recentemente. La società non ha rilasciato commenti ufficiali sul dossier, segnale che la fase rimane prudenziale. Va detto che il tema non è estraneo alla sua strategia: nel 2024 BlackRock ha lanciato il fondo tokenizzato BUIDL su rete pubblica in collaborazione con Securitize, segnando un precedente significativo nel perimetro delle attività digitali. In effetti, l’esperienza maturata offre una base tecnica e procedurale da cui partire.
Perché è rilevante
- Settlement più rapido: token e smart contract possono ridurre i passaggi di riconciliazione; il mercato statunitense ha transitato da T+2 a T+1 a partire da maggio 2024, riducendo i tempi di regolamento e rendendo l’efficienza del settlement un tema operativo prioritario per gli operatori. In questo quadro, l’accorciamento del ciclo di regolamento diventa un elemento abilitante per soluzioni on-chain.
- Maggiore liquidità: il frazionamento delle quote e la possibilità di scambi in modalità 24/7 possono ridurre gli attriti legati agli orari e abbattere i costi di transazione. Detto ciò, l’effettiva profondità dipenderà dall’adozione da parte degli operatori.
- Trasparenza on-chain: l’utilizzo di registri distribuiti consente verifiche in tempo reale su emissioni, trasferimenti e ownership, aumentando la fiducia degli investitori. Eppure, l’implementazione dovrà preservare privacy e controlli.
- Efficienza operativa: l’automazione dei processi di back-office e di riconciliazione, gestita da smart contract, può incidere positivamente sui costi e sul rischio operativo. In effetti, minori frizioni si traducono spesso in catene di processo più snelle.
Come funzionerebbero gli ETF tokenizzati
Nel modello proposto, il gestore mantiene gli asset sottostanti in custodia, mentre emette token che rappresentano le quote del fondo. Gli smart contract regolano l’emissione, i trasferimenti, eventuali restrizioni e le funzioni di compliance (KYC/AML), e il registro distribuito garantisce la tracciabilità delle operazioni. In questo contesto, la conversione tra mondo on-chain e off-chain diventerebbe un passaggio chiave per l’operatività quotidiana.
- Rappresentazione digitale: ogni token equivale a una quota del fondo, offrendo una rappresentazione digitale diretta. L’allineamento con il NAV resterebbe, come sempre, centrale.
- Custodia: gli asset rimangono affidati a custodian regolamentati, mentre i token sono gestiti tramite wallet istituzionali. La segregazione delle risorse e i controlli restano invariati nei principi.
- Rete: la scelta tra una blockchain pubblica o una rete permissioned dipenderà dai requisiti di sicurezza e dalle normative di riferimento. Va detto che l’interfacciamento con i sistemi esistenti sarà determinante.
- Accesso: verranno predisposti on-ramps e off-ramps regolamentati per sottoscrizioni e rimborsi, integrando gli aspetti di compliance richiesti. Questo, per facilitare un flusso ordinato tra investitori e infrastruttura.
Schema semplificato: asset reali in custodia → emissione token → negoziazione on-chain → reporting e riconciliazione automatizzati.
I nodi regolamentari da sciogliere
Il quadro normativo resta l’elemento cruciale. Negli Stati Uniti, gli ETF tokenizzati dovranno rispettare le norme applicabili agli strumenti finanziari, con ulteriori requisiti relativi a custodia e trasferimenti on-chain. In Europa, il DLT Pilot Regime sta aprendo la strada alle sperimentazioni su infrastrutture di mercato basate su DLT, mentre la MiCA non copre in modo esaustivo gli strumenti finanziari tradizionali (ESMA). Detto ciò, i tempi di approvazione e gli standard tecnici rimangono determinanti.
- Protezione investitori e requisiti di trasparenza delle disclosure.
- Antiriciclaggio e aderenza alle sanzioni internazionali.
- Responsabilità e resilienza dei smart contract utilizzati.
- Interoperabilità tra registri e infrastrutture di clearing, essenziale per un’integrazione omogenea con i mercati tradizionali.
Dati e contesto di mercato
- Scala potenziale: stime di settore ipotizzano che il valore degli asset tokenizzati potrebbe raggiungere trilioni di dollari entro il 2030, come evidenziato nei rapporti di BCG e altri operatori del settore. In effetti, le proiezioni segnalano un bacino ampio per le attività digitali.
- Transizione a T+1: il mercato statunitense ha adottato formalmente il regolamento a T+1 a partire da maggio 2024; tale cambiamento riduce i tempi di esposizione e incide sui requisiti di garanzia e sulle esigenze operative per l’integrazione di soluzioni on-chain.
- Track record: il lancio del fondo tokenizzato BUIDL nel 2024 indica una traiettoria sperimentale già avviata da attori istituzionali nel campo delle attività digitali. Eppure, la scalabilità resta un passaggio successivo; molti progetti pilota del 2024–2025 segnalano progressi tecnici ma limiti nella liquidità iniziale.
Implicazioni pratiche per il mercato
- Investitori istituzionali: potrebbero beneficiare di una maggiore ottimizzazione della tesoreria e di una gestione più agile delle garanzie grazie a tempi di regolamento più rapidi. In questo contesto, la flessibilità operativa diventa un fattore non trascurabile.
- Market maker: il potenziamento degli algoritmi di arbitraggio tra il valore patrimoniale netto (NAV) e il prezzo di mercato potrebbe migliorare la profondità del book. Detto ciò, l’efficienza dipenderà dalla qualità dei flussi di dati on-chain.
- Custodian e amministratori: si prevede una crescente domanda di infrastrutture digitali, con sistemi di controllo on-chain e maggiore auditabilità delle operazioni. Questo comporta adeguamenti procedurali e test di resilienza.
- Compliance: le autorità di regolamentazione richiederanno strumenti avanzati di monitoraggio e controlli integrati nei contratti intelligenti per garantire il rispetto delle normative in evoluzione. In effetti, la conformità rimane un pilastro dell’adozione.
Timeline possibile (scenario)
- Fase pilota (nei prossimi 6–12 mesi): selezione di fondi con flussi elevati e applicazione iniziale rivolta a investitori qualificati. L’obiettivo sarebbe testare le funzionalità di base in ambienti controllati.
- Espansione (nei successivi 12–24 mesi): integrazione progressiva su reti pubbliche o permissioned e ampliamento degli use case. In questo passaggio, il feedback degli operatori sarà centrale.
- Integrazione (oltre 24 mesi): sviluppo dell’interoperabilità con broker, clearing e banche depositarie, soggetta alla conferma regolamentare. La piena messa a regime richiederà armonizzazione tecnica e procedurale.
Cosa sapere in breve
- La notizia, basata su fonti anonime riportate da Bloomberg, riguarda l’esplorazione di ETF tokenizzati legati ad asset reali e decisioni fortemente influenzate dal quadro normativo.
- Il focus è sugli ETF collegati a risorse concrete, con benefici potenziali quali un settlement più rapido, maggiore liquidità e trasparenza on-chain.
- Un precedente rilevante è rappresentato dal fondo tokenizzato BUIDL, lanciato nel 2024.
Conclusione
La valutazione di ETF tokenizzati da parte di BlackRock segnala un’accelerazione verso infrastrutture di mercato più efficienti, con possibili benefici in termini di liquidità, trasparenza e costi operativi.
Naturalmente, l’adozione su larga scala dipenderà dalla chiarezza e dalla conferma del quadro regolamentare, nonché dalla maturità delle soluzioni tecniche: la convergenza tra finanza tradizionale e tecnologie distribuite è in corso, ma la piena integrazione richiederà tempo e risultati concreti su casi d’uso reali. Detto ciò, il percorso tracciato dai primi esperimenti costituisce un riferimento per le prossime tappe.