In Thailandia Bitcoin è una proprietà, ma non è denaro: lo stabilisce la Corte Suprema con la sentenza del 28 ottobre 2026. Il caso nasce da una rapina a Koh Samui.
Punti chiave
- Per il diritto civile thailandese, Bitcoin è un bene.
- Cinque imputati condannati a 10 anni di carcere ciascuno, più l’obbligo di restituzione.
- La pronuncia a collegio pieno vincola i tribunali inferiori nei casi simili.
- Bitcoin non diventa moneta a corso legale.
Cosa dice la sentenza sulla proprietà di Bitcoin in Thailandia
La Corte Suprema ha classificato Bitcoin come proprietà in base alle sezioni 137 e 138 del Codice civile e commerciale. La decisione porta il numero 4929/2569 ed è stata presa a collegio pieno.
In concreto, Bitcoin può essere oggetto di un reato contro il patrimonio, anche se esiste soltanto come dati.
I giudici hanno fondato la classificazione sulle caratteristiche di Bitcoin. È costituito da dati definiti su una rete, ha un valore di mercato convertibile in contanti e può essere detenuto o trasferito tra persone. Per questo lo considerano un bene tutelato dalla legge sulla proprietà.
Il procedimento riguarda cinque cittadini stranieri condannati per aver aggredito un turista a Koh Samui e averlo costretto a trasferire 2,480801 BTC. All’epoca la somma valeva circa 50.000 dollari, pari a 1,878 milioni di THB.
Proprietà non significa moneta
La sentenza distingue in modo esplicito Bitcoin dal denaro e dalla moneta a corso legale. Il riconoscimento come proprietà non obbliga i negozi ad accettarlo e non gli dà lo stesso status del baht.
I giudici hanno collegato questa distinzione alla posizione della Bank of Thailand, secondo cui le attività digitali non sono riconosciute per estinguere i debiti. In pratica la Corte protegge Bitcoin come bene, senza modificare quella linea sui pagamenti.
Un precedente vincolante e un ordine di restituzione
Ciascuno dei cinque imputati è stato condannato a 10 anni di carcere e dovrà restituire i bitcoin sottratti o pagarne l’equivalente in contanti. Il giudizio riguarda quindi sia la pena per la rapina sia la restituzione alla vittima.
La sentenza thailandese su Bitcoin come proprietà si appoggia anche a una decisione del 2025 per appropriazione indebita, che aveva classificato Bitcoin come bene mobile. In quel caso i bitcoin erano stati affidati a una persona e poi sottratti. Nel 2026 sono stati invece presi con la forza.
Essendo una pronuncia a collegio pieno, fa da precedente vincolante per i tribunali thailandesi di grado inferiore nelle controversie simili sulle crypto. I due casi applicano codici già esistenti a Bitcoin in contesti penali diversi: appropriazione indebita e rapina.
Il perimetro della decisione resta Bitcoin
La pronuncia riguarda Bitcoin in particolare, non le attività digitali nel loro insieme. La classificazione come proprietà non gli attribuisce lo status di valuta.
Nel caso di Koh Samui l’ordine di restituzione lascia ai cinque imputati due strade: riconsegnare i 2,480801 BTC tolti alla vittima oppure versarne il controvalore in contanti.
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