La finanza decentralizzata (DeFi) non serve solo per fare compravendita di crypto in modo anonimo, ma offre anche moltissimi servizi.
Uno di quelli più utilizzati è il prestito di crypto e stablecoin.
Tecnicamente si chiama “borrowing”, e di fatto consente di ottenere liquidità senza dover per forza vendere i propri asset. Consente però anche di mettere in atto strategie di leverage (ovvero aprendo posizioni in leva), di fare hedging e di ottimizzare il rendimento del proprio portafoglio.
Come funziona il prestito in DeFi
Il borrowing in DeFi funziona in modo completamente diverso rispetto ai classici prestiti bancari tradizionali.
Per prima cosa non ci sono nè intermediari, nè controlli, e nemmeno problemi di affidabilità o solvibilità. Tutto è gestito da smart contract decentralizzati su blockchain (in genere Ethereum), e si basa sul principio della sovra-collateralizzzazione.
Infatti quasi sempre i prestiti in DeFi devono essere sovra-garantiti.
In altre parole, per prendere in prestito una cifra bisogna immobilizzare come collaterale nello smart contract dei token di valore maggiore rispetto alla cifra richiesta (tipicamente il 150% o 200% o più).
Quindi non solo si possono ottenere prestiti solo dando in garanzia le proprie crypto, ma bisogna anche immobilizzarne più di quanto si ottiene.
Ad esempio, immobilizzando 1 ETH (dal valore di circa 3.000$) si possono ottenere in prestito tra i 1.500 USDC ed i 2.000 USDC.
Ciò è dovuto al fatto che in realtà il prestito non è erogato dallo smart contract o dalla blockchain, ma da prestatori che lo fanno per puro interesse personale (ovvero per guadagnare un rendimento grazie agli interessi applicati al prestito). La sovra-collateralizzazione serve a proteggere gli stessi prestatori, perchè se il valore del collaterale scende troppo, il sistema lo vende automaticamente con le cosiddette “liquidazioni”.
La cosa importante però è che si può recuperare l’intero collaterale in qualsiasi momento, se si evita la liquidazione forzata, pagando gli interessi dovuti e restituendo per intero il prestito ricevuto.
Come prendere un prestito in DeFi
Prendere in prestito stablecoin o crypto in DeFi in realtà è semplice, ma richiede attenzione a causa di alcuni rischi che facilmente si possono correre (come per l’appunto quello di essere liquidati).
Il protocollo DeFi più popolare e sicuro per prendere in prestito stablecoin o crypto è Aave. Questa breve guida si baserà proprio sulla procedura per prendere prestiti su questo protocollo.
Per prima cosa occorre avere un wallet crypto, come MetaMask, WalletConnect o Ledger, con al suo interno dei token sufficienti per immobilizzare il collaterale, come descritto sopra, e per pagare le fee (tipicamente ETH).
Il secondo passaggio è aprire l’app del protocollo di prestito DeFi e connettere il wallet. Questa procedura spesso è molto facile e veloce, e non richiede nemmeno il pagamento di fee.
Il terzo passaggio è già più critico, perchè è proprio il deposito del collaterale.
All’interno dell’app del protocollo bisogna selezionare l’opzione di deposito (cliccando su “Supply”, “Dashboard”, o su link simili). Poi bisogna selezionare l’asset che si vuole depositare come garanzia, ed inserire l’importo.
A quel punto bisogna cliccare per confermare il deposito: questo produrrà in automatico una richiesta di trasferimento al proprio wallet che andrà confermata però manualmente. Il deposito verrà eseguito solo se la transazione viene confermata manualmente, e solo se ci sono sufficienti fondi per pagare le fee e per inviare all’app del protocollo i token dell’asset selezionato come garanzia.
Il quarto ed ultimo passaggio è la richiesta di prestito vera e propria.
Nella dashboard bisogna andare vai alla tabella “Assets to Borrow” e selezionare l’asset che si vuole ricevere in prestito. Si possono ottenere prestiti sia in stablecoin come USDC, USDT o DAI, sia in crypto come ETH. In genere però non tutte le crypto e le stablecoin sono disponibili.
A quel punto è sufficiente inserire l’importo richiesto, scegliere la tipologia del tasso di interesse da pagare (variabile, che fluttua con la domanda, o stabile, che è fisso), e confermare la transazione. I fondi vengono inviati immediatamente al proprio wallet.
Conviene però ribadire che l’importo richiedibile in prestito può avere un valore massimo pari a circa i due terzi del valore degli asset immobilizzati a garanzia, proprio a causa della sovra-collateralizzazione di cui sopra.
I rischi
Il primo rischio è quello legato eventualmente alla scelta del tasso variabile.
Chiunque chieda prestiti in DeFi deve pagare degli interessi, proprio perchè chi li concede esige di guadagnarci qualcosa per erogarli (altrimenti nessuno li erogherebbe).
Se si opta per un tasso di interesse stabile l’unico rischio che si corre è quello di venir liquidati forzatamente nel caso in cui gli interessi non vengano pagati, ma se si opta per un tasso variabile ci si prende anche il rischio che questo possa aumentare nel corso del tempo.
In questo momento ad esempio il tasso variabile per USDC su Aave risulta essere all’incirca del 4,7% annuo ed abbastanza stabile, mentre per USDT sale al 5,1% e con maggiore variabilità. Su ETH invece scende al 2,0%, ma con volatilità.
Il secondo rischio, come già detto, è quello legato alla liquidazione forzata del collaterale. In tal caso lo smart contract provvede in automatico, ed in modo inarrestabile ed irrevocabile, alla vendita forzata del collaterale per estinguere completamente il prestito. L’utente in quel caso può mantenere per sempre i fondi ricevuti in prestito, dato che lo stesso prestito dopo la liquidazione risulta estinto, ma non potrà mai più riavere indietro il collaterale che aveva immobilizzato in garanzia.
In questo caso il problema principale è la volatilità del valore di mercato del collaterale. Riprendendo l’esempio di prima, se si è messo 1 ETH come garanzia per prendere in prestito 2.000 USDC, basta che il prezzo di Ethereum scenda a 2.000$ affinchè lo smart contract provveda immediatamente ed irrevocabilmente alla liquidazione forzata del collaterale.
Da notare anche che se non si pagano gli interessi avviene la stessa cosa, perchè è lo smart contract che provvede in automatico ad inviarli ai prestatori. L’invio viene fatto comunque, anche se chi ha ricevuto il prestito decidesse di non pagarli, ed anche in quel caso lo smart contract per inviare gli interessi ai prestatori sarebbe costretto a liquidare parte del collaterale.
Il terzo rischio è quello della chiusura del protocollo. Protocolli come ave sono ritenuti molto sicuri, ma comunque teoricamente non privi di rischi. Altri protocolli invece possono essere anche molto meno sicuri.
L’ultimo rischio è quello legato alle fee. Infatti questa variano, quindi quando sarà il momento di restituire il prestito e recuperare il collaterale, o di pagare gli interessi, c’è sempre il rischio di doversi trovare a pagare fee più elevate.
Il leveraging
Un discorso a parte lo merita il leveraging, ovvero la pratica di aprire posizioni long o short sul prezzo di un asset facendosi prestare denaro.
Il leveraging esiste anche nella finanza tradizionale, ed il suo funzionamento di base è lo stesso anche in DeFi, sebbene sempre con le differenze evidenziate sopra.
In questo modo si possono amplificare le proprie posizioni long o short, aumentando sia i potenziali profitti che i potenziali rischi, tra cui quello principale è sempre la liquidazione.
Ad esempio, se si è long su un asset (come ETH), l’obiettivo del leveraging è quello di prendere in prestito fondi per comprarne ancora di più.
Le strategie di leveraging più usate sono il Looping su Lending Protocols, che prevede il deposito di collaterale volatile per borroware stablecoin da investire in posizioni long o short, oppure i Leveraged Tokens o i Perpetual Long, che consentono di usare DEX con future perpetual con leverage fino a 20x.
Per le posizioni long in particolare c’è anche il Delta-Neutral con Yield Enhancement, che consente di bilanciare le posizioni long con hedging short per minimizzare rischi mentre si generi yield da staking o points farming, mentre per le posizioni short ci sono le Opzioni ed il Volatility Selling, che consente di utilizzare opzioni crypto per shortare volatilità, o strategie carry in mercati ad alta volatilità.